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La prima scintilla

Ogni libro comincia con un’idea. Una sensazione. Un’immagine che non riesci a toglierti dalla testa. Una domanda che non ti lascia in pace.

Nel mio caso, non avevo un piano, né una scaletta, né una piccola presentazione della storia. La mia è cominciata con un cuore spezzato. Anche se non era il mio. E insieme a quel cuore spezzato c’era anche una buona dose di rabbia e un desiderio feroce di vendicare una persona che amo profondamente, anche se l’uomo contro cui volevo vendicarmi non ne ha mai saputo nulla. Perché, in realtà, lui non era mai stato il punto. Lei lo era. Era lei che aveva bisogno di sapere che sarebbe stata più che bene.

Una telefonata in un internet café di Napoli

Immagina la scena: 2008, Quartieri Spagnoli. Mio marito e io ci eravamo trasferiti da poco in un piccolo appartamento proprio nel cuore di tutto. C’era un internet café poco più avanti lungo la strada e, una volta alla settimana, ci andavo per telefonare ai miei genitori, perché erano ancora i tempi in cui una videochiamata con casa non viveva dentro la tua tasca.

Un pomeriggio, mentre tornavo dalle mie lezioni, mi fermai lì e chiamai mia madre. Fu allora che mi diede la notizia. Mia sorella minore, che all’epoca aveva 25 anni, aveva appena attraversato una rottura terribile. Di quelle che ti stendono completamente. Di quelle che ti fanno giurare che con l’amore hai chiuso per il resto della tua vita.

Ed eccomi lì, a migliaia di chilometri di distanza – accidenti, con un intero oceano in mezzo! – completamente inutile da così lontano, desiderando di poter fare qualcosa, qualsiasi cosa, per farla stare meglio.

Così feci l’unica cosa che so davvero fare quando le parole non bastano: cercai altre parole.

E questo, che ci crediate o no, è il posto in cui molte di quelle parole sono nate: il tavolo della nostra cucina ai Quartieri Spagnoli, scelto come angolo di scrittura per il motivo meno romantico che si possa immaginare – era l’unico punto dell’appartamento con un segnale internet vagamente decente. (E, attenzione, a volte funzionava solo se ci mettevamo in piedi sul piccolo gradino vicino alla finestra, quello che chiamavamo il “piedistallo”!)

“Ti scriverò un romanzo di vendetta”

Decisi, lì per lì, che avrei scritto a mia sorella un romanzo di vendetta.

Ora, prima che immaginiate qualcosa di troppo drammatico, non quel tipo di vendetta. Non quella del rigargli la macchina o bruciargli il maglione (per quanto la tentazione ci fosse, considerando quello che aveva fatto 😏). Quella migliore. La vendetta del vivere bene. Quella in cui una donna completamente distrutta dall’amore viene catapultata nella città più meravigliosamente viva del mondo, trova il coraggio di ricominciare e scopre che la risposta migliore a un cuore spezzato non è pareggiare i conti: è costruirsi una vita completamente nuova.

Perché questa era la cosa che io e mia sorella sapevamo entrambe, perfino attraverso le lacrime: la vendetta migliore contro qualcuno che ti spezza il cuore è andare avanti ed essere scandalosamente, sfacciatamente felice senza di lui. Nella mia testa – e nella sua – ogni cosa bella che sarebbe capitata alla mia protagonista sarebbe stata un piccolo, gioioso dito medio rivolto all’uomo che l’aveva ferita. 😌

Io e la mia sorellina – la “vittima” originale, musa ed eroina riluttante – di nuovo a Napoli nel 2016, con in mano la copertina originale di Loveandpizza.it. (Sì, originale… perché quando ho scritto questo post per la prima volta, ce n’era una completamente nuova che aspettava ancora di essere svelata. 🤐🍕) – Foto dai miei archivi personali.

Così glielo dissi. Le dissi: “Ti scriverò un romanzo e mi vendicherò per te, attraverso un personaggio che si chiamerà Carolina.” E lei scoppiò a ridere e disse: “Fai pure!”

Da allora ha sempre preso tutta la faccenda con grande spirito. Durante la scrittura l’ho tormentata di domande, cercando di catturare il suo carattere, il suo senso dell’umorismo, il modo in cui pensava e parlava davvero. Ogni tanto abbiamo perfino “litigato”: lei leggeva qualcosa e protestava, “Io non lo farei mai!” – ed è stato proprio allora che lentamente mi sono resa conto che, da qualche parte lungo il percorso, Carolina aveva smesso di essere soltanto mia sorella ed era diventata anche un po’ me. Noi due, silenziosamente fuse in un’unica donna immaginaria. (Scusa, Xuxu. 😄)

(Per la cronaca: Loveandpizza.it non è affatto una storia di vendetta. È una vera storia feel-good: solare, divertente e assolutamente piena di pizza. La “vendetta” è stata soltanto il piccolo seme impertinente da cui è cresciuta.)

Perché Napoli si è scelta da sola

L’ambientazione? Su quella non ho dovuto riflettere nemmeno per un secondo. Ci vivevo già ed ero già perdutamente innamorata di lei (avete sentito tutto su questo nel Giorno 3 🍕).

Ed ecco la parte bella e leggermente inquietante: gran parte del mondo di Carolina è cucita direttamente sul mio. Il mio appartamento ai Quartieri Spagnoli è diventato il suo appartamento. La pizzeria in fondo alla strada, il pizzaiolo dietro il bancone: tutto reale, tutto inserito con affetto nel libro.

E poi i padroni di casa! Ne abbiamo avuti due e, davvero, non avrei saputo inventarli meglio. Il primo, a Chiaiano, lontanissimo da tutto – motivo per cui, in parte, ci siamo trasferiti – era un pochino inquietante. Poi, una volta arrivati ai Quartieri, più vicini al lavoro e proprio nel cuore dell’azione, arrivò il secondo: un uomo che era la copia sputata di una delle sorelle di mio padre e sul quale io e mio marito inventavamo le storie più elaborate, trasformandolo ogni volta in un membro della Camorra. 😳 (Non lo era, ci tengo a precisarlo. Probabilmente. 😌)

Nota: sono entrambi finiti nel romanzo. Naturalmente. Alcuni personaggi sono semplicemente troppo belli per lasciarseli alle spalle. 😌

Quindi dove altro avrei potuto mandare un’eroina col cuore spezzato per rinascere in modo glorioso e caotico? Una città ordinata e sensata non ce l’avrebbe mai fatta. Lei aveva bisogno di rumore, calore, pizza e un po’ di meraviglioso caos… una città che si rifiuta di lasciare chiunque insensibile. Napoli praticamente si offrì volontaria.

La domanda che non mi lasciava dormire

Ed eccoci lì. Una donna lontana da casa, una città che non le avrebbe permesso di nascondersi e una domanda ostinata che mi teneva sveglia la notte:

E se attraversassi il mondo intero per scappare dall’amore… e l’amore ti trovasse comunque?

Quello fu il seme di tutto. Non sapevo come sarebbe finita (davvero, non ne avevo idea, ma parleremo di quella particolare avventura più avanti nella serie 🫠). Sapevo soltanto che c’era una donna, una città piena di calore, caos, rumore e pizza, e un cuore che lei era assolutamente determinata a tenere chiuso. E più cercavo di ignorare tutto e andare avanti con la mia vita sensata, più quella storia diventava rumorosa.

(Cookie, sdraiato ai miei piedi proprio in questo momento e che avrà sentito questa storia circa quattromila volte, non è minimamente impressionato.🐶)

L’idea che probabilmente stai portando con te anche tu

Questa è la cosa buffa delle buone idee: non interessa loro se il momento è conveniente. Restano lì, a brillare, aspettando che tu trovi abbastanza coraggio per farci qualcosa. Ed ecco perché vi sto raccontando tutto questo: penso che molti di noi ne portino una dentro. Una storia. Un progetto. Un qualcosa che continuiamo a voler iniziare, trovando però sempre ottimi motivi per non farlo: il momento sbagliato, i soldi, il “ma chi sono io per farlo?”, il bucato.

Se sei tu, considera questo il tuo segno. Non hai bisogno dell’intero piano. Non devi sapere come finirà (chiaramente, non lo sapevo nemmeno io). Devi solo seguire la scintilla e vedere dove ti porta. La mia mi ha portata da un internet café nei Quartieri Spagnoli fino a… beh, fino a qui, tutti questi anni dopo. E non cambierei un solo secondo. (È esattamente il tipo di cosa che ci aiutiamo a tirare fuori dalla testa e mettere sulla pagina nel The Writing Shed Club (in inglese) – se ti è mai venuta voglia di un po’ di compagnia mentre scrivi e di una piccola spinta amichevole.)

E mia sorella? Tranquilli. Adesso sta benissimo. Più che bene. E visto che da tutta quella faccenda si è ritrovata anche con un intero romanzo, direi che alla fine ci ha guadagnato parecchio. 😉

Quindi dimmi: qual è la scintilla che continui a prometterti di seguire? Scrivila nei commenti. Sarò la tua cheerleader più entusiasta. 💛

Dani. x

P.S. Vuoi vedere dove è cominciato davvero tutto? Ho tirato fuori le primissime parole che abbia mai scritto di questa storia: l’apertura originale, di anni prima di Napoli, quando perfino Carolina aveva un altro nome. È un piccolo segreto, ma puoi sbirciarlo proprio qui. 🤫

P.P.S. Loveandpizza.it sta tornando in inglese, italiano e portoghese. Scegli qui la tua lingua ed entra nella storia. 🍕

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