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Come la narrativa mi ha aiutata a capire la vita reale


Quando ho iniziato a scrivere Loveandpizza.it, non avevo intenzione di capire meglio la mia vita. Volevo scrivere una storia d’amore ambientata a Napoli. Una storia che avrebbe vendicato la mia sorellina e le avrebbe restituito un po’ di potere dopo che le avevano spezzato il cuore. Tutto qui. Ma da qualche parte, durante la stesura, il libro ha cominciato a restituirmi cose che non avevo inserito intenzionalmente.

Carolina è arrivata a Napoli senza conoscere le regole. Non quelle non dette, almeno: quelle su quanto apertamente ti sia permesso desiderare qualcosa, su quanta parte di te dovresti nascondere finché non è abbastanza sicuro mostrarla. Le ho dato tutto questo perché era vero della città e perché era vero anche dell’essere una straniera lì. Mi ci è voluto più tempo di quanto vorrei ammettere per accorgermi che era vero anche per me. Anch’io ero arrivata a Napoli senza conoscere le regole.

Mi ero sposata da appena una settimana, stavo iniziando una nuova vita in una nuova città e, con la lingua, potevo solo improvvisare. Dire che sia stato difficile è dir poco. Per fortuna, come Carolina, almeno avevo un lavoro.

La narrativa dice ciò che tu non riuscivi a dire

C’è un tipo di sincerità possibile in una storia inventata che altrove è difficile trovare. Puoi affidare un sentimento a un personaggio e guardare cosa ne fa e, in qualche modo, questo finisce per dirti molto più di quanto abbia mai fatto fissare direttamente quel sentimento dentro di te.

Ho dato a Carolina una nostalgia di casa che conoscevo bene. Le ho dato l’abitudine di perdonare le persone più in fretta di quanto se lo fossero meritato. Le ho dato la sicurezza di Luca, quella che sembra amore ma non lo è del tutto. Nulla di tutto questo era clinico. Non mi stavo facendo una diagnosi sulla pagina. Ma scrivere le sue decisioni, una dopo l’altra, mi ha insegnato cose sulle mie che non ero riuscita a capire in nessun altro modo.

È questo lo strano dono della narrativa. È una porta laterale. Entri per raccontare una storia e ne esci avendo capito qualcosa attorno a cui giravi da anni senza mai riuscire a guardarlo dritto negli occhi.

La città ha insegnato al personaggio, e il personaggio ha insegnato a me

Napoli fa rumore su tutto: amore, fame, gioia, dolore, tutto gridato da finestre e balconi senza alcuna vergogna. Io vivevo lì senza concedermi quella stessa libertà. Immagino di essere cresciuta, come molti di noi, imparando ad “abbassare il volume”.

Scrivere un’eroina che viveva in quella città e che, lentamente e ostinatamente, cominciava a seguire le regole di Napoli invece delle mie è stato il modo in cui mi sono concessa un permesso che non ero riuscita a darmi direttamente. Carolina ha imparato a fare rumore prima di me. Poteva desiderare le cose ad alta voce, sbagliare ad alta voce, amare male e apertamente e poi rialzarsi. L’ho scritta così perché Napoli lo pretendeva da lei. E poi mi sono accorta che avevo cominciato a pretendere un pochino della stessa cosa anche da me.

A dimly lit writing desk at night with a laptop, pink lamp, and an Italian "genius at work" sign on the wall
La scrivania su cui gran parte di quel rumore è finito sulla pagina. Napoli, di sera. Questo era il mio primo Writing Shed, nel lontano 2013. (Foto dall’archivio personale)

È questo che nessuno ti dice quando inizi a prendere sul serio la narrativa. Pensi di stare costruendo un mondo per un lettore, quando per metà del tempo stai in realtà costruendo una porta per te stessa, e te ne accorgi solo quando l’hai già attraversata.

Perché ho creato uno spazio per tutto questo

Quella porta laterale è esattamente il motivo per cui esiste The Writing Shed Club. Non è nato come un luogo in cui imparare le regole del mestiere, anche se qualcuna la impari strada facendo. L’ho creato come uno spazio in cui donne che amano le storie possono sedersi, scrivere qualcosa di vero avvolto in qualcosa di inventato e vedere cosa la scrittura restituisce loro.

È un angolo intimo e accogliente di Internet. Organizzo regolarmente sessioni di scrittura insieme, se ti va di avere compagnia, oppure puoi semplicemente trovare un prompt in una delle “stanze” e scrivere per conto tuo. 🤗 Ma non c’è pressione e non esiste il “perfetto”. Solo la stessa cosa che ha permesso a Loveandpizza.it di essere scritto e che continua a farmi scrivere ancora oggi: presentarsi alla pagina e lasciare che la storia ti racconti qualcosa che non sapevi di sapere.

E sì, perché so che me lo chiederete 😉, il Writing Shed esiste davvero. È in fondo al mio giardino, pieno di libri, coperte e una scrivania che non è mai del tutto in ordine, ed è lì che viene scritta una buona parte di tutto questo e dove mi collego con le socie del Club per scrivere insieme. Il nome non è una metafora. È semplicemente il posto in cui lavoro (e mi rifugio).

A cosy garden writing shed with a bookshelf, armchair, sofa and two laptops open on a desk
Il vero Writing Shed, ancora disordinato, subito dopo essere stato ridecorato. (Da mio marito, con me nel ruolo di assistente 😅.) Nessuna metafora, solo una carta da parati stupenda! (Foto dall’archivio personale)

Se qualcosa di tutto questo continua a tirarti per la manica mentre segui questa serie, consideralo il tuo invito. Prendi la tua chiave dello Shed e vieni a scrivere con me!

Ora tocca a voi: vi è mai capitato che un libro, un film, una canzone, qualsiasi cosa inventata, vi mostrasse qualcosa di vero sulla vostra vita che non avevate minimamente previsto? Mi piacerebbe sapere cos’è stato. 👇

Dani. x

P.S. Loveandpizza.it sta tornando in  inglese, italiano e portoghese. Prenota la tua fetta e ti terrò al corrente di tutte le novità sulla tua edizione. 🍕

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